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Glifosato e rischio tumori: un nuovo studio italiano fa chiarezza Glifosato e rischio tumori: un nuovo studio italiano fa chiarezza

Glifosato e rischio tumori: un nuovo studio italiano fa chiarezza


Praticamente tutti ne abbiamo una piccola quantità in corpo assunta attraverso il cibo. Se fino a ieri avevamo una probabilità che fosse cancerogeno, oggi abbiamo la conferma che: Il glifosato è cancerogeno. 

Una nuova ricerca indipendente italiana, pubblicata il 10 giugno 2025 sulla rivista Environmental Health, torna ad accendere i riflettori su questo tema. A firmarla è il Centro di Ricerca sul Cancro dell’Istituto Ramazzini di Bologna, cooperativa sociale fondata dal professor Cesare Maltoni e sostenuta da oltre 40.000 soci.

Il gruppo di ricerca, coordinato dalla dottoressa Fiorella Belpoggi, figura di riferimento nel campo della biologia ambientale, ha lavorato per oltre dieci anni a uno studio approfondito sugli effetti del glifosato, l’erbicida più utilizzato al mondo.

Leggi il nostro articolo fino in fondo dove potrai anche accedere al link diretto sulla pubblicazione ufficiale . Buona lettura.

La notizia del sequestro di 50 mila tonnellate di grano canadese (l'intero carico di una nave di 256 metri) per la possibile presenza di sostanze pericolose ci ha obbligato a porci una domanda: che cosa ne sappiamo del glifosato?

Prima di rispondere, citiamo i fatti per chi si fosse perso la notizia (anticipata dalla Gazzetta del Mezzogiorno e confermata poi dall'Ansa). Il 9 giugno è attraccata al porto di Bari la nave merci Cmb Partner proveniente da Vancouver (da dove era partita 40 giorni prima) con un carico di grano destinato all'industria pastaia. Per scaricarlo, sarebbero serviti 1600 tir. La Procura di Bari ha disposto il sequestro del carico per effettuare alcune analisi sul grano.

I coltivatori italiani (con Coldiretti in prima linea) puntano il dito su due caratteristiche del grano straniero (in particolare canadese): la presenza di micotossine (sostanze tossiche prodotte dai funghi, di cui parleremo in un altro articolo) e di glifosato, l'erbicida più diffuso al mondo.

Che cos'è il glifosato?

È l'erbicida (o diserbante) più diffuso del mondo ed è alla base del prodotto Roundup, brevettato da Monsanto per essere usato sui campi seminati con gli OGM prodotti dall'azienda statunitense. Scaduto il brevetto, il glifosato è oggi venduto e utilizzato in tutto il mondo.

La tecnica preharvest

Oltre al suo uso principale, per uccidere le erbacce nei campi, il glifosato è utilizzato anche nella cosiddetta tecnica "preharvest" (che significa 'prima del raccolto'). Consiste nell'irrorare i campi di grano già maturo attraverso appositi aerei per far seccare le piante e poterle trebbiare più velocemente. Per questo motivo il glifosato è conosciuto tra gli agricoltori anche come "seccatutto".

Questa tecnica non è utilizzata in Italia, dove si semina in autunno e si raccoglie in estate, ma diventa fondamentale in Canada, dove le temperature più fredde obbligano gli agricoltori a seminare in primavera e raccogliere tra settembre e ottobre. Così, per scongiurare l'arrivo del freddo e delle piogge, viene "seccato" circa due settimane prima della raccolta. Questa tecnica porta anche ad avere alcuni valori nutritivi più alti, tra cui le proteine (e dunque il glutine).

Il glifosato fa male?

Su questo punto assistiamo ad un vero e proprio scontro tra la Iarc (Centro internazionale per la ricerca sul cancro) e l'Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare). Nel 2015 la Iarc ha inserito il glifosato tra le sostanze potenzialmente cancerogene, successivamente l'Efsa ha smentito questa conclusione. Lo studio della Iarc si basa su un numero maggiore di prove, come spiegato dal professor Carlo Modonesi dell'associazione Medici per l'ambiente-Isde Italia sul numero di giugno del mensile Il Salvagente. Inoltre, come si legge sempre su Il Salvagente, tutte le sostanze considerate dalla Iarc potenzialmente cancerogene si sono nel tempo rivelate cancerogene accertate. A breve l'Unione Europea dovrà decidere se rinnovare l'autorizzazione all'utilizzo di glifosato per altri 7, 10 o 15 anni oppure negarla, una petizione internazionale ha chiesto di non rinnovarla e ha già superato la quota di un milione di firme da almeno sette Paesi necessaria per essere discussa.


Quanto glifosato "mangiamo"?

Il mensile Il Salvagente ha testato i livelli di glifosato nelle urine di 14 donne incinte trovandone la presenza in tutti i campioni. In precedenza indagini simili avevano trovato tracce di glifosato in 27 campioni su 27 in un'indagine tra donne e bambini in Danimarca e in 48 campioni su 48 in un test a cui si sono sottoposti alcuni eurodeputati. 

Il glifosato si può trovare in tutti i prodotti a base di grano (è stato trovato in corn flakes, farine, biscotti, fette biscottate e pasta testati da Il Salvagente nel 2016). In particolare la pasta di lavorazione industriale utilizza molto il grano trattato con glifosato attraverso la tecnica preharvest perché il maggior tenore glutinico dovuto a una quantità più alta di proteine consente di lavorarlo più velocemente e a temperature più alte. Tutti i valori riscontrati, va detto, sono al di sotto dei limiti di legge.


Come possiamo evitarlo?

Dal momento che il glifosato non è vietato e non esiste ancora l'obbligo di indicare la provenienza del grano in etichetta (nemmeno nel Made in Italy), l'unica arma in mano al consumatore è scegliere prodotti biologici. Se trovate l'indicazione "Agricoltura Italia" vicino al logo Biologico europeo allora potete essere sicuri che la materia prima non solo è bio, ma proviene anche dal nostro Paese dove la tecnica del preharvest non è utilizzata. 


Il glifosato sotto accusa: uno studio italiano ne conferma la cancerogenicità

Il glifosato è cancerogeno? Una nuova ricerca indipendente italiana, pubblicata il 10 giugno 2025 sulla rivista Environmental Health, torna ad accendere i riflettori su questo tema. A firmarla è il Centro di Ricerca sul Cancro dell’Istituto Ramazzini di Bologna, cooperativa sociale fondata dal professor Cesare Maltoni e sostenuta da oltre 40.000 soci.

Il gruppo di ricerca, coordinato dalla dottoressa Fiorella Belpoggi, figura di riferimento nel campo della biologia ambientale, ha lavorato per oltre dieci anni a uno studio approfondito sugli effetti del glifosato, l’erbicida più utilizzato al mondo.

Uno studio lungo dieci anni

Il progetto – chiamato Global Glyphosate Study (GGS) – ha seguito per due anni un vasto campione di ratti Sprague-Dawley esposti fin dalla gestazione a dosi crescenti di glifosato e di due formulazioni commerciali (Roundup Bioflow e RangerPro). Le quantità somministrate erano perfettamente in linea con i limiti di legge stabiliti dall’Unione Europea.

I risultati sono chiari: anche a basse dosi, sono stati rilevati aumenti significativi – e dose-dipendenti – di tumori maligni e benigni in più organi (sangue, fegato, tiroide, reni, sistema nervoso, ovaie, ghiandole endocrine, ecc.). Alcune di queste forme tumorali risultano particolarmente rare nei ratti, rendendo l’evidenza ancora più rilevante.

“È il frutto di oltre dieci anni di lavoro, fondato su passione, rigore scientifico e indipendenza – ha dichiarato la dottoressa Belpoggi. – Il nostro obiettivo è sempre stato quello di fornire risposte certe ai dubbi legittimi della collettività.”

Le agenzie internazionali sono divise

Già nel 2015 la IARC (l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) aveva classificato il glifosato come “probabile cancerogeno per l’uomo”. Tuttavia, l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) non aveva ravvisato rischi significativi. Questo nuovo studio offre elementi solidi che vanno nella direzione opposta, e che potrebbero riaprire il dibattito in sede europea.

Perché questa ricerca è importante

Lo studio del team Ramazzini è uno dei pochi al mondo ad aver valutato gli effetti del glifosato su un arco di vita completo, con metodologie trasparenti, controllate e indipendenti. Fornisce nuove prove scientifiche a supporto del principio di precauzione e chiama in causa istituzioni, aziende agricole, trasformatori e consumatori.

Come AmoreTerra, crediamo che la trasparenza, la tutela della biodiversità e il rispetto della salute collettiva debbano guidare ogni scelta, soprattutto quando si parla di alimentazione e territorio.

Un sentito grazie a chi difende la salute con la scienza

Come azienda impegnata da sempre in una filiera biologica trasparente e libera da pesticidi, vogliamo esprimere il nostro profondo ringraziamento al team dell’Istituto Ramazzini per l’enorme lavoro svolto. Studi come questo sono fondamentali per costruire consapevolezza, stimolare un dibattito serio e contribuire a scelte alimentari e ambientali più responsabili.

Siamo orgogliosi di sostenere un’agricoltura che tutela le persone e la terra.
E invitiamo chi ci segue a leggere e diffondere questa importante ricerca.

📄 Leggi lo studio completo qui:
👉 https://ehjournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12940-025-01187-2


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