Non vuol dire che è realizzata con grano 100% italiano, può provenire anche dall'estero: ecco come evitare di farsi ingannare.


Quando compri una pasta o una farina Made in Italy cosa ti aspetti? Perché in fondo il problema del "Made in" è tutto qui: nelle aspettative. Se ti aspetti un prodotto realizzato al 100% con grano italiano allora ti sei fatto un'idea sbagliata. Per le norme sul Made in l'attribuzione è data dal Paese in cui viene effettuata l'ultima fase di "lavorazione sostanziale". Per cui un grano straniero macinato in Italia dà origine a una farina Made in Italy e dire "pasta Made in Italy" non è lo stesso che dire "pasta con grano 100% italiano". Non si scappa.

Che cos'è una "lavorazione sostanziale"?

Per stabilire se una lavorazione sia sostanziale o no ci sono delle indicazioni. Ad esempio l'articolo 38 del Regolamento CEE numero 2454/93 spiega che non lo sono la semplice etichettatura, l'assemblaggio o l'imballaggio. Gli allegati X e XI allo stesso regolamento entrano più nel dettaglio su alcune tipologie di prodotto, soprattutto il tessile. Per il resto esistono delle linee guida europee nei vari settori. Ma è giusto che basti l'ultima fase di lavorazione? O si tratta di un "trucco dei mugnai", come lo ha definito Coldiretti (in polemica con l'Italmopa, l’Associazione Industriali Mugnai d’Italia)?

Il Made in Italy è anche un brand

Per rispondere bisogna prendere in considerazione velocemente un altro aspetto: il Made in Italy non è solo un'indicazione di origine, ma è quasi un brand. Spesso viene citata una ricerca di Kmpg del 2010 secondo la quale, se fosse davvero un brand, sarebbe il terzo più conosciuto al mondo dopo Coca-Cola e Visa (anche se non è chiaro sotto quali parametri e come possa Visa essere più conosciuta di Apple o Microsoft). Secondo la stessa ricerca il brand Made in Italy comunica i valori di 

  • bellezza (secondo l'82% degli stranieri intervistati), 
  • lusso (72%), 
  • passione (58%),
  • creatività (53%). 

È chiaro che questo universo di valori va oltre l'indicazione di provenienza delle materie prime (la lana del Kashmir trasformata in un vestito di sartoria a Biella è Made in Italy). Quindi sì, è giusto che basti l'ultima fase di lavorazione, a patto che non sia solo sostanziale ma decisiva, ovvero che si faccia portatrice di quell'universo di valori.

Come riconoscere la pasta 100% italiana?

Se i termini della polemica non sono corretti, tuttavia Coldiretti fa bene a tenere alta l'attenzione su questo tema. Se infatti la sapienza e la tecnica dei mugnai e dei pastai italiani possono rendere Made in Italy un prodotto realizzato a partire da un grano straniero, tacere l'origine delle materie prime è di certo una pratica ingannevole perché suggerisce al consumatore l'idea di un prodotto 100% italiano (cosa che non succede, ad esempio, con un vestito di cachemire).

Purtroppo l'indicazione di provenienza del grano non è ancora obbligatoria, ma avere un prodotto di filiera 100% italiana è di certo un valore aggiunto: chi ce l'ha lo mette in evidenza in etichetta.

Indicazione in etichetta del grano 100% italiano

Il grano italiano è di buona qualità?

Gli inganni non finiscono qui. Perché chi non può scriverlo (perché utilizza grano straniero per esigenze di quantità di produzione o prezzo) si giustifica dicendo che quello italiano non è sufficiente e che non è di buona qualità.

Nulla da dire sulle rese: siamo costretti a importare una parte del grano che ci serve perché non ne produciamo abbastanza. Ma sulla qualità del grano italiano siamo a livelli da fake news.

I grani italiani, soprattutto quando si parla dei grani duri antichi per la pastificazione, tendono ad avere ottimi valori nutrizionali (ad esempio per vitamine e sali minerali) ma bassi valori proteici (e quindi di glutine): questo li rende sgraditi all'industria pastaia, che necessita di alte quantità di glutine perché l'impasto non si spacchi alle alte temperature di essiccazione utilizzate nei processi industriali, ma non può certo mettere in dubbio la qualità del grano italiano, che nelle lavorazioni più artigianali dona ai prodotti profumi e sapori sconosciuti a molti altri grani.

Matteo Lusiani Sa di non sapere, per questo si informa.

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