Il grano Creso è nato da irraggiamenti di neutroni e raggi gamma: qual è il suo impatto sulla salute?

Da un certo punto di vista l'uomo ha sempre modificato il genoma delle specie che ha coltivato. Nella maniera più semplice che esista: selezionando le sementi che riteneva migliori per coltivarle l'anno successivo, ovvero quelle più produttive e più buone. Questo tipo di selezione non coincide necessariamente con quella naturale, che avrebbe potuto privilegiare altre caratteristiche. Anzi, talvolta ha prodotto coltivazioni che sopravvivono solo sotto le attenzioni dei contadini, ma si estinguerebbero in natura. 

Ad inizio Novecento l'uomo ha cominciato a padroneggiare anche un'altra tecnica di selezione, da sempre utilizzata in natura: l'incrocio tra diverse varietà. Prima l'agronomo italiano Nazareno Strampelli (inventore di molti grani tra cui il Senatore Cappelli e il Mentana), poi lo statunitense Norman Borlaug (padre dei grani a basso fusto e Premio Nobel nel 1970) riuscirono a creare nuovi grani incrociando sul campo varietà diverse per selezionare le migliori caratteristiche di ciascuna.

A partire dagli Cinquanta, tuttavia, è accaduto qualcosa di diverso. La selezione è stata spostata dal campo ai laboratori e nel 1974 è nata la varietà Creso, destinata a dominare le coltivazioni di grano duro nei decenni successivi.

Come è nato il grano Creso

Campo gamma nel centro Casaccia del CNENIl Creso è considerato un fiore all’occhiello della ricerca italiana ed è stato utilizzato nei programmi di miglioramento genetico di Usa, Canada, Australia, Argentina e Cina e nei più importanti centri di ricerca internazionale. Ancora oggi, a più di 40 anni dalla sua nascita, è tra le cinque varietà più coltivate al mondo (e tra le dieci più coltivate ce ne sono altre due, Arcangelo e Colosseo, che derivano dal Creso attraverso incroci).

È stato ottenuto da un gruppo di genetisti all’interno del CNEN, acronimo di Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare, un ente nato nel 1952 per fare ricerca sugli utilizzi pacifici dell’energia nucleare che oggi si chiama ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente).

Fino alla metà del Novecento le varietà di grano duro erano tutte a fusto alto, dunque tendevano a piegarsi sotto l’azione del vento e non consentivano l’uso dei nuovi fertilizzanti azotati che stimolando la produzione portavano la spiga a crescere anche in altezza. Per questo cominciarono le ricerche per abbassare il fusto. In Messico, Borloug riuscì a creare dei grani teneri nani incrociando le varietà americana con una giapponese molto bassa. In Italia abbiamo ottenuto lo stesso risultato irraggiando il grano Senatore Cappelli con raggi gamma, raggi X e neutroni veloci

Gli esperimenti avvenivano in un campo coltivato di forma circolare all'interno del Centro Ricerche Casaccia, in una ex fattoria sul lago di Bracciano. Al centro del campo era posta una sorgente di Cobalto 60 interrata che poteva essere alzata sopra il livello del terreno e irraggiare le coltivazioni intorno.

Dopo ogni irraggiamento la maggior parte delle spighe moriva e le poche sopravvissute risultavano deformi per via delle mutazioni casuale del genoma indotte dagli irraggiamenti. Dopo numerosi tentativi si ottenne finalmente quello che si stava cercando: un mutante nano del Senatore Cappelli chiamato Cpb 144. Gli irraggiamenti avevano inibito uno dei geni responsabili della crescita. La linea nata da quella pianta, incrociata con una varietà messicana, ha dato origine al grano Creso.

Il Creso è un OGM?

Per la legge no: l’Unione Europea ha escluso l’irraggiamento dalla definizione di OGM. In senso stretto parliamo di organismo geneticamente modificato quando l'uomo interviene direttamente sul genoma, aggiungendo o togliendo dei geni, ad esempio per renderlo immune a un pesticida.

In senso lato, però, il grano Creso è a in effetti un organismo geneticamente modificato dal momento che il suo DNA è stato modificato dall’uomo con un procedimento artificiale e invasivo.

Nell'Unione Europea è necessaria un'autorizzazione per la coltivazione e la commercializzazione di OGM, rilasciata in seguito a una valutazione del rischio. La maggior parte degli OGM utilizzati nella UE riguardano il settore dei mangimi e in ogni caso l'indicazione in etichetta è obbligatoria quando la presenza di ingredienti OGM è superiore allo 0.9%.

Ci sono pericoli per la salute?

No, gli spaghetti del supermercato non sono radioattivi. La questione, piuttosto imbarazzante, è emersa nel 2001 quando i quotidiani hanno scoperto come era nato il grano Creso, alzando un polverone tale che l'allora ministro dell'Agricoltura Pecoraro Scanio dovette minacciare denunce. Ma si trattava solo di disinformazione.

Il fatto che la mutazione sia stata indotta da irraggiamenti non significa che tutta la linea discendente sia radioattiva. Solo la capostipite è stata irraggiata, la linea di discendenza si è poi sviluppata come quella di qualunque altra varietà. Alcune ricerche sulle mutazioni per irraggiamento sono state finanziate dalla FAO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) alla ricerca di soluzioni innovative per contrastare la fame nel mondo e a più riprese le organizzazioni internazionali hanno dichiarato innocui gli alimenti trattati con irraggiamento.

L'aumento di celiachia e intolleranze

Le statistiche registrano un incremento progressivo della celiachia e delle intolleranze al grano negli ultimi decenni. Nessuno studio scientifico ha finora dimostrato una correlazione con le tecniche di irraggiamento ed è molto improbabile che abbiano avuto un ruolo decisivo.

È molto più probabile, invece, che sia stata la selezione di grani altamente proteici e con indici di glutine molto alti a influire su questo aumento. Questi grani, comunemente chiamati grani moderni perché prima di questo tipo di selezione le varietà avevano indici di glutine molto più bassi, si sono rivelati perfetti per le esigenze dell'industria alimentare che ha potuto lavorarli più velocemente e a temperature più alte riducendo i tempi di lavorazione e aumentando la produzione.

Sebbene nemmeno in questo ci sia ancora un parere unanime nella comunità scientifica, molti ricercatori sono convinti che esista una correlazione tra l'utilizzo di grani altamente proteici e aumento della celiachie e delle intolleranze al glutine.

Ad esempio Alessio Fasano, direttore del Centro per la Ricerca sulla Celiachia della Harvard Medical School, intervistato da Il Salvagente ha dichiarato:

"È possibile che la selezioni di questi grani [a elevato tenero proteico], insieme al modo di preparare prodotti che usano questo tipo di frumento, siano entrambi responsabili di questa diffusione [della sensibilità al glutine]. Infatti, il carico tossico di frammenti non digeriti di glutine aumenta se si usano grani selezionati o se il tempo di produzione di questi prodotti, in particolar modo per il pane, viene abbreviato eccessivamente".

Anche il medico ed epidemiologo Franco Berrino e il medico e scienziato Luigi Fontana, nel libro La grande via, puntano il dito contro i grani moderni:

"Il grano di oggi è diverso da quello che si consumava nei secoli passati. Sono state selezionate varietà più produttive e più ricche di glutine [...]. Anche la struttura chimica del glutine sembrerebbe essere diversa, e c'è il forte sospetto che sia più pericoloso per lo sviluppo del morbo celiaco nelle persone predisposte, ma anche per le sempre più frequenti forme di intolleranza al glutine di cui soffrono molte persone non celiache".

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