Pochi semplici consigli per riconoscere il vero biologico e non farsi ingannare quando fate la spesa.

Il biologico non è solo una scelta di vita, è anche un business. Il rapporto Bio Bank 2015 fotografa un universo in rapida espansione: i ristoranti bio sono cresciuti del 65% dal 2010 al 2014, gli ecommerce bio del 59%, le mense scolastiche del 43%, le aziende del 20%, i gruppi di acquisto del 20%, gli agriturismi del 19%. Per un giro d’affari di 2,1 miliardi di euro, solo nel 2014 in Italia (Ismea).

Questi numeri non possono che essere positivi, ma nascondono anche un piccolo lato oscuro: come tutti i business in crescita, anche questo può essere attaccato dai parassiti, ovvero da operatori che puntano a un guadagno facile. Per evitare le truffe, il sistema deve sviluppare gli anticorpi. Gli organismi di controllo esistono e operano già nell'interesse dei consumatori, ma è utile che anche i consumatori stessi imparino a difendersi. Per cui ecco 5 modi per riconoscere la sincerità e la qualità dei prodotti che acquistiamo.

1. Imparare a leggere la certificazione

Il logo biologico europeo certifica i prodotti con una percentuale superiore al 95% di ingredienti di origine bio. Insieme a questa informazione, può darcene altre molto utili sulla provenienza.

  • L'informazione più utile è quella relativa all'origine: "Agricoltura Italia", ad esempio, significa che l'origine delle materie prime è italiana. Si può trovare nella forma Agricoltura+Paese, oppure in quella Agricoltura UE/non UE per indicare che l'origine è all'interno o fuori dall'Unione Europea.
  • Ci sono poi altre informazioni che possono servirvi. La scritta "Organismo di controllo autorizzato dal MiPAAF", ovvero dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, seguita da una sigla identifica l'organismo che ha verificato i requisiti per il rilascio del marchio bio. Nel caso sotto (la confezione della nostra Farina Luce) la sigla è IT BIO 006, ovvero ICEA.
  • Infine la dicitura "Operatore controllato n. C1008" identifica l'azienda che è stata controllata (nel caso sotto AmoreTerra).

Queste ultime due informazioni si possono verificare sul sito DataBio, una banca dati a cura degli organismi di certificazione in cui è possibile cercare i riferimenti delle sigle.


Come leggere la certificazione bio

2. Imparare a leggere la confezione

Ci sono trucchi che le aziende utilizzano per ingannare il consumatore pur senza violare la legge. Ad esempio la scritta "con farina integrale" non significa che ci sia "solo" farina integrale, ma che uno degli ingredienti presenti. Per questo è bene leggere gli ingredienti: anche quando non c'è la percentuale sono sempre in ordine di quantità, dal più presente al meno.

Un altro aspetto da tenere in considerazione è che la dicitura Made in Italy, la presenza di bandiere italiane sulla confezione e i riferimenti a luoghi d'Italia nel logo o nel nome dell'azienda non danno un'indicazione di provenienza delle materie prime. Il Made in Italy identifica l'ultimo passaggio significativo della lavorazione, così come bandiere e riferimenti geografici nel nome si riferiscono all'identità italiana dell'azienda, non delle materie prime. Per riconoscere la provenienza bisogna controllare il marchio bio (come spiegato sopra) oppure leggere una scritta esplicita (ad esempio, "100% grano italiano").

3. Cercare la coerenza

Chi è l'azienda che ha prodotto l'alimento che sto acquistando? Scrivere su Google il nome e vedere cosa salta fuori, cercarlo su Facebook e Instagram sono buoni modi per evitare fregature. Date uno sguardo anche a Linkedin, un social network spesso usato per i rapporti di business, per vedere come l'aziende si presenta agli addetti ai lavori.

Cercate soprattutto la coerenza. Se il prodotto punta su un aspetto artigianale ma l'azienda ha grandi dimensioni e vi dà l'idea di essere industriale c'è qualcosa che non funziona. Se parla di filiera poi non vi mostra i suoi campi c'è ugualmente qualcosa che non funziona.

4. Riconoscere la qualità

Non tutti sanno che una pasta di alta qualità non deve essere di colore giallo intenso, ma giallo paglierino pallido, o che un grande olio extravergine d'oliva ha un retrogusto amarognolo, segno della presenza di molti polifenoli. Eppure queste conoscenze possono esservi di grande aiuto quando acquistate un prodotto che non conoscete, o che vi è stato presentato come un prodotto di alta qualità.

Si tratta di indicatori di qualità che non riguardano prettamente l'aspetto biologico. Tuttavia se è giusto chiedere la genuinità a un prodotto bio a basso costo, più si il prezzo si alza più è lecito pretendere anche la qualità in senso più ampio, dunque proprietà nutrizionali superiori e un gusto più buono. Se acquistate un prodotto bio di alta gamma e non ritrovate determinati indicatori di qualità significa che avete acquistato un prodotto genuino ad un prezzo troppo caro.

Per riconoscerli non c'è altra via che informarsi, ad esempio leggendo questo Magazine.

5. Cercare il gusto

Un semplice trucco per riconoscere la qualità di un prodotto è assaggiarlo e riconoscere che gusto si sente. Se il primo sapore che avvertite è il dolce o il salato, oppure quello di un aroma aggiunto o in generale di un ingrediente minore significa o che la materia prima non era di buona qualità o che è stata lavorata ad alte temperature

Il sapore dell'ingrediente principale si deve sentire. Il grano, ad esempio, ha un sapore straordinario ma se si utilizzano farine 00 trattate ad alte temperature quel sapore verrà perso per strada durante la lavorazione. E quando assaggerete un prodotto realizzato con quella farina non sentirete più il gusto del grano (che pure è l'ingrediente principale), ma quello dello zucchero se è un dolce, o del sale se è uno snack, oppure un aroma (limone o vaniglia, ad esempio) o un ingrediente minore (cioccolato o panna, sempre per fare un esempio).

Non è semplice entrare in quest'ottica, perché implica che quando assaggiate un dolce non dovete cercare in prima battuta un sapore dolce. Del resto la dolcezza è data dallo zucchero o da altri dolcificanti che possono essere aggiunti a qualunque materia prima, anche scadente o lavorata in maniera invasiva.

Matteo Lusiani Sa di non sapere, per questo si informa.

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